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Giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione Massime e sentenze di rilievo sociale Non commette reato il marito che non paga gli alimenti alla ex moglie che ha trovato un lavoro stabile. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione penale, che ha annullato la condanna per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare irrogata ad un uomo separato per non avere corrisposto alla ex moglie l'assegno stabilito in sede di separazione civile. La Suprema Corte, ha infatti spiegato che fermi restando gli obblighi in sede civile, il presupposti del reato in questione è la "sussistenza dello stato di bisogno dell'avente diritto alla somministrazione dei mezzi indispensabili per vivere"; pertanto, il reato scatta solo quando un coniuge fa mancare all'altro i mezzi di sussistenza, intesi come "ciò che è esattamente indispensabile, a prescindere dalle condizioni sociali o di vita pregressa dell’avente diritto", come il vitto, l’abitazione, i canoni per le utenze indispensabili, l’assistenza sanitaria, le spese per l’istruzione ed il vestiario. L'obesità è stata riconosciuta causa di invalidità ed in quanto tale è abbisognevole di assegno di invalidità. Chi soffre di obesità può sperare nel riconoscimento di un assegno di invalidità. Lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione con la massima n. 16251/2004, con la quale ha riconosciuto il diritto alla assistenza previdenziale a favore di una paziente portatrice di una grave forma di obesità. In questo caso, il giudice deve effettuare una indagine diretta ad appurare il livello di invalidità del richiedente la prestazione sociale, a prescindere dai limiti menzionati nella tabella delle percentuali di invalidità di cui al D.M. 5 febbraio 1992. I giudici di legittimità, infatti, erano stati chiamati a decidere sul ricorso di una signora a cui, pur essendo gravemente obesa, non era stata riconosciuta la percentuale di invalidità minima per ottenere l’assegno di invalidità. Le tabelle usate per calcolare il punteggio delle malattie invalidanti, assegnavano all’obesità un punteggio al massimo del 40%, mentre per ottenere l’assegno mensile de quo è necessaria un’invalidità minima del 74%. La Suprema Corte, con la sentenza de qua, ha motivato la decisione in considerazione del fatto che in caso di grave forma di obesità, non si può fare riferimento alla tabella ministeriale, in quanto questa prevede l'obesità con un indice di massa corporea tra 35 e 40 (l’indice si ottiene dividendo il peso del soggetto per il quadrato della sua statura) con un punteggio di invalidità che va dal 31 al 40 per cento. La signora in questione raggiungeva un indice di massa corporea del 57,7. Tale condizione richiede una indagine diretta ad acclarare il grado di invalidità, svincolata dai limiti specificati dalle tabelle. In buona sostanza, dopo questa pronuncia, alle persone gravemente obese, sarà riconosciuto un grado tabellare superiore al 40%, con la possibilità di ottenere l’assegno mensile di invalidità. Contratto di locazione: l'onorario per la consulenza legale le paga solo chi ha richiesto la prestazione dell'avvocato. L'obbligo di pagare la parcella del legale grava sul soggetto che lo ha officiato, sebbene l'opera professionale sia stata richiesta e si sia svolta nell'interesse anche di un terzo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7926/2004, rigettando la pretesa di un avvocato che chiedeva ad una delle parti il pagamento di un compenso per prestazioni professionali consistenti nella redazione di un contatto di locazione. La Suprema Corte inoltre ha sollevato dei dubbi sul fatto che una opera professionale come quella della redazione di un contratto di locazione possa essere svolta nel comune interesse delle parti (locatore e conduttore), dal momento che gli stessi sono portatori, per definizione, di interessi divergenti. |
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