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Codice deontologico forense e privacy
Rapporto tra professione di avvocato e cliente in base alla nuova disciplina della privacy



La deontologia forense e la privacy è un tema che porta in un settore della professione forense, ove la norma nasce dalla concreta, quotidiana, esperienza e quotidianamente si evolve, ove i contorni precettivi non sono strettamente marcati e richiedono, per l'interpretazione e l'applicazione, l'intervento ausiliare dell'etica.
La codificazione deontologica è recente, frutto del lungo impegno profuso dal C.N.F. ad adeguatamente porre in iscritto quanto appartiene, o dovrebbe sempre appartenere, al quotidiano professionale, ed anche non, dell'Avvocato; opera realizzata con l'essenziale ricorso ai precedenti della propria giurisprudenza formatasi, nel tempo, con l'applicazione ai casi concreti dei generali divieti di commettere abusi o mancanze e dei generalissimi precetti di dignità e decoro, sanciti dall'art. 38 L.P.F. ed ai contributi degli Ordini territoriali.
Dopo il rigore, per i temi e le competenze delle trattazioni, delle relazioni di Coloro che mi hanno preceduto, confido, quindi, di venir a Voi con considerazioni che possano risultare il meno volatili possibile.
La Deontologia Forense ha uno dei suoi pilastri fondamentali nella tutela della riservatezza del rapporto Avvocato - cliente; riservatezza che giunge ad estendersi ai singoli rapporti professionali tra Avvocati, quando l'oggetto ne sia costituito da notizie o proposte che concernano i fatti del cliente dell'uno o dell'altro ( l'art. 28 C.D.F. vieta la produzione di corrispondenza ''riservata'' tra Avvocati, giungendo, in certo qual senso, a comprimere l'esercizio del diritto di difesa da parte del destinatario ).
La riservatezza è un corollario del generale principio di fedeltà nello svolgimento della funzione difensiva, nei rapporti con la parte assistita ( rapporti anche preliminari e collaterali allo svolgimento di tale funzione ), e nella condotta da tenersi dall'avvocato anche successivamente all'esaurimento del mandato (art. 9, I).
L'origine del dovere di fedeltà e riservatezza, si trae, in linea di principio, dall'essenziale fiduciarietà del rapporto Avvocato - cliente sancita dall'art. 35 C.D.F. e dal rango che l'art. 24 della Costituzione conferisce al diritto di difesa, e quindi, alla funzione defensionale tecnica: diritto di difendersi è anche diritto di scegliersi il difensore ( e la recente normativa sul patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti, sia in sede civile che penale, costituisce una attuazione da tempo attesa, anche se non del tutto esaustiva, di tale diritto costituzionale ).
La fiduciarietà del rapporto Avvocato - cliente assume, quindi, rango primariamente qualificato nell'ordinamento: il nemo tenetur se detegere, nella versione attiva del diritto a difendersi, il diritto, parimenti costituzionale, di agire a tutela dei propri diritti ed interessi legittimi, dal momento in cui vengono posti dalla fiducia e dall'affidamento del cliente nello mani del difensore, impongono a quest'ultimo il sacrale, prima che giuridico, vincolo a tener riservato quanto tra di loro intercorre con riferimento alla trattazione di ciò che è oggetto del mandato difensivo.
In sintesi: il rispetto di tale vincolo da parte dell'Avvocato costituisce condizione imprescindibile per la realizzazione del diritto costituzionale del Cittadino a difendersi.
I secoli di storia, e di vita, dell'Avvocatura italiana, hanno elaborato, ancor prima del Costituente, e fatto entrare ad elemento costitutivo del D.N.A. della categoria forense, questi principi che solo recentemente hanno trovato una certa qual cristallizzazione normativa nel Codice Deontologico Forense del 1997, modificato per alcuni aspetti esemplificativi nel 1999 e nel 2002 ( la disposizione finale dell'art. 60 precisa, se ce ne fosse bisogno, che i singoli precetti costituiscono esemplificazioni dei comportamenti più ricorrenti e non limitano l'ambito di applicazione dei principi generali ).



Già nel Preambolo del Codice si afferma che l'Avvocato garantisce il diritto alla libertà e sicurezza e l'inviolabilità della difesa.
Inviolabilità: non solamente da attacchi che possono venire dall'esterno, ma da menomazioni che possano ingenerarsi all'interno del rapporto difensore-cliente.
Passando il Codice si avverte un crescere d'intensità ed un progressivo avvicinamento del precetto di riservatezza al centro della sfera etica dell'Avvocato: partendo dal suo comportamento in costanza di mandato, transitando al comportamento che deve tenere pur a mandato esaurito, pervenendo a por dei limiti alla tutela di suoi pur legittimi interessi (art. 9).
Un breve excursus delle norme:
- l'art. 6: impone il dovere di lealtà (profilo interiore - morale della condotta) e di correttezza (profilo pratico - operativo). Considerato ex parte clientis evidenzia immediatamente, tra l'altro, la fedeltà e la conseguente riservatezza cui l'Avvocato è tenuto.
- L'art. 7 (dovere di fedeltà) sotto il profilo in esame non richiede ulteriori appunti.
- Art. 9: dovere di segretezza e riservatezza. Concerne l'attività e tutte le informazioni che gli siano fornite dalla parte assistita o di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato.
> Si mantiene nei confronti degli ex clienti;
si estende a favore di chi si rivolge all'Avvocato, senza che il mandato sia da questi accettato.
Il rispetto di tale dovere deve essere imposto a collaboratori dipendenti ed ogni altro soggetto che comunque cooperi all'espletamento dell'attività professionale.
Le eccezioni sono rigidamente determinate. In linea di principio poste nell'interesse della parte assistita o di primari interessi dell'ordinamento. Per quanto direttamente lo concerne, l'Avvocato può derogare al dovere di segretezza-riservatezza solamente - al fine di allegare circostanze di fatto in una controversia (non in una ''polemica'') nella quale si veda contrapposto l' (ex) assistito; - in un procedimento concernente le modalità della difesa degli interessi dell'assistito (si pongano le ipotesi di una causa intentata contro l'Avvocato ove sia addotta la sua responsabilità professionale; o di un procedimento disciplinare nel quale siano in questione i suoi rapporti col cliente).
In ogni caso: la divulgazione delle informazioni concernenti la parte assistita, nei casi sopra indicati, va limitata a quanto strettamente necessario per il fine tutelato.
- L'Art. 28 pone i divieti di:
- produrre corrispondenza tra colleghi che sia in sé riservata (proposte transattive) o, comunque, qualificata esplicitamente dal mittente come riservata (anche se ciò possa pregiudicare o limitare il diritto di difesa della parte assistita dall'Avvocato destinatario);
- di consegnare al cliente la corrispondenza riservata ricevuta da colleghi;
Come si può vedere, il dovere di riservatezza qui si estende all'Avvocato che assiste la controparte, che può essere portatrice di interessi del tutto opposti al suo mantenimento. Sarebbe, comunque, interessante esaminare partitamente la pluralità di valori che il principio codificato dall'art. 28 tutela. Ci sarà, altra occasione per farlo.



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Leggi le note legali & condizioni di utilizzo. A cura del Dott. Rodolfo Iaconello. Sede legale in Caltanissetta (italy).